I ciclidi cosa sono

di Paolo Salvagiani 

Noi tutti siamo appassionati, a volte in modo esclusivo, dei pesci appartenenti alla Famiglia dei Ciclidi ma abbiamo mai pensato per quale motivo animali dalla forma, dai colori e dalle dimensioni tanto differenti siano stati classificati all’interno della stessa Famiglia? Che relazione lega, ad esempio, un Symphysodon discus ad un Teleogramma brichardi o un Neolamprologus multifasciatus ad un Cichla ocellaris. In altre parole, cosa sono i Ciclidi?

Ciò che accomuna questi pesci e un insieme di caratteristiche anatomiche peculiari ereditate da un progenitore comune vissuto probabilmente nel Cretaceo, fra 140 e 65 milioni di anni fa, quando Africa e Americhe erano ancora unite in un unico continente, e mantenutesi invariate durante lo sviluppo filogenetico. Il fatto che oggi esistano Ciclidi che assomigliano molto più a pesci di altre Famiglie di quanto non assomiglino tra loro, ad esempio un Apistogramma borelli ad un Badis badis(Fam. Badidae) a un Cyprichromis leptosomaad una Rasbora unimaculata (Fam. Cyprinidae), od uno Spatodus erytrodon ad un Blennius pavo (Fam. Blennidae), e da attribuirsi ad una forma di convergenza evolutiva, realizzatasi attraverso la selezione naturale, nella necessita di colonizzare analoghe nicchie ecologiche.

 

 

Esaminiamo, dunque, singolarmente i caratteri tipici dei Ciclidi: una delle strutture anatomiche esclusive tra i pesci d’acqua dolce, ma presente in alcuni pesci marini (ossia Labridi, Pomacentridi ed Embiotacidi che sono perciò i parenti più prossimi dei Ciclidi) e il singolo osso faringeo inferiore formatosi con l’unione delle due ossa faringee inferiori presenti negli altri pesci. Quest’osso, dalla forma triangolare, presenta sulla sua superficie superiore dei denti dalla forma notevolmente differente a seconda del tipo di alimentazione del pesce. Tale unità funzionale, osso-denti, e talmente caratteristica da essere utilizzata dagli studiosi di Sistematica a fini classificativi. Alla presenza di un osso faringeo inferiore corrisponde quella di due ossa faringee superiori: vengono cosi a formarsi le cosiddette mandibole faringee per il cui movimento sono necessari muscoli specifici. I muscoli mandibolari sono, infatti, suddivisi in due branche di cui una per le mandibole faringee e una per le mandibole “normali” (orali); tutto ciò si traduce nella possibilità di una funzione altrettanto singolare: i Ciclidi possono oltre che protrudere le mandibole orali per afferrare il cibo, muovere le mandibole faringee per masticarlo prima di ingerirlo. Tutti noi osserviamo quotidianamente questi movimenti senza forse prestar loro particolare attenzione. Dopo che uno dei nostri pesci ha afferrato, con una rapidissima protrusione delle mandibole orali, un fiocco di cibo secco troppo grande, lo vediamo masticarlo per un po’, poi, magari, espellerlo suddiviso in numerosi frammenti ed infine riafferrarne qualcuno utilizzando cosi le strutture di cui abbiamo parlato.

 

 

Un altro elemento tipico dei Ciclidi e l’orientamento verso il lato sinistro del corpo dell’imbocco dell’intestino che origina dal sacco gastrico, mentre in tutti gli altri pesci e orientato verso il lato opposto, ciò pare non comportare alcun reale vantaggio, ma forse si tratta solo di uno di quegli elementi residui dell’atavico progenitore. Un’ulteriore caratteristica anatomica esclusiva dei Ciclidi e il cosiddetto Pseudocollicolo Anterocaudale, ossia un piccolo solco, dalla funzione tuttora inspiegata, presente sulla faccia laterale dell’otolita. Quest’ultimo e una sorta di minuscola pietruzza costituita da cristalli di aragonite depositati su di una matrice proteica che i pesci hanno nell’orecchio interno e che, immerso in un liquido linfatico, poggia su cellule ciliate recettoriali. La pressione esercitata dalle onde sonore sull’orecchio fa muovere l’otolita che cosi stimola le cellule recettoriali che, a loro volta, inviano impulsi elettrici al Sistema Nervoso Centrale che, in tal modo, percepisce i suoni. Probabilmente queste strutture entrano in gioco anche nell’equilibrio dei pesci, in tal caso sarebbero i cambiamenti di posizione a muovere l’otolita che attiverebbe, in via riflessa, muscoli scheletrici adibiti alla correzione delle inclinazioni laterali. Un altro elemento facilmente osservabile nei Ciclidi e che li contraddistingue dai Labridi e dagli Embiotacidi, e la presenza di un unico paio di narici che non hanno alcuna funzione respiratoria, ma solo olfattiva, essendo, per l’appunto, in rapporto con recettori specifici. La presenza di mandibole strutturate come abbiamo detto, palato privo di denti, pinna anale con tre o più raggi duri e un’unica pinna dorsale costituita sia da raggi duri che molti contraddistinguono i Ciclidi dagli altri pesci d’acqua dolce; resta ora da chiarire in che modo differiscano dai Pomacentridi (Chromis, Pomacentrus, Amphiprion ecc...). Le differenze fondamentali stanno nell’assenza del piano osseo inferiore della cavità orbitaria del cranio e nella presenza di un’evidente linea di sutura nel punto di fusione (sinartrosi) delle due ossa faringee inferiori; inoltre, i Ciclidi, diversamente i Pomacentridi e dalla maggioranza degli altri pesci, hanno, pur con qualche eccezione, la linea laterale suddivisa in due segmenti, superiore ed inferiore. Ricordiamo che la linea laterale e costituita dal susseguirsi di scaglie fornite di pori contenenti cellule barocettrici, cioè sensibili alla pressione.

 

 

Esaurite le peculiarità anatomiche, penso non si possa concludere un discorso sugli elementi caratterizzanti i Ciclidi senza menzionare il comportamento più apprezzato dagli appassionati: le cure parentali prolungate. Se e vero, infatti, che molti appartenenti ad altre Famiglie (Anabantidi, Apogonidi, Centrarchidi ecc...) curano le uova fino alla schiusa, solo i Ciclidi, o quasi, protraggono le loro attenzioni alle larve ed agli avannotti e ciò con modalità cosi varie ed affascinanti.

 

 

 

Nel Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza sono conservati numerosissimi fossili ritrovati nelle prime colline dell'appennino Tosco-Romagnolo.

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Pensiamo che l'unica pubblicazione che affronti veramente in modo preciso e dettagliato il complesso mondo dei ciclidi sia:

"I maestri dell'evoluzione" di G. W. Barlow che nel 2001 AIC inviò a tutti i soci. Attualmente l'AIC è in possesso di alcune copie a disposizione di coloro che effettueranno una donazione di 25 euro all'Associazione.

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