testo e foto di Jean Bollinne

Qualche tempo fa, in occasione di una visita a Heiko Bleher, ho potuto comprare qualche coppia di un ex Cichlasoma che avevo visto solo un' altra volta prima d'allora, nel 1991, al Cichliden Show di Anversa. Gli esemplari dell' epoca erano di proprietà del signor Heijns, eminente ciclidofilo olandese specializzato in Ciclidi del Centroamerica, che li aveva esposti insieme con Archocentrus spinosissimum. In effetti questo nuovo pesce può essere ascritto al genere Archocentrus per la taglia che non supera i 10 cm e per la caratteristica macchia iridescente a metà della pinna dorsale della femmina. Questo Archocentrus non è particolarmente colorato, il suo nome deriva dal colore dell'occhio che è quello di un brillante topazio.

Tornato a casa ho subito sistemato una coppia in un acquario di un centinaio di litri in compagnia di una coppia di Scalari (lo spazio è sempre poco!). In questo caso riconoscere i sessi non è difficile visto che il maschio è più grande della femmina e ha la fronte bombata. La femmina, oltre alla corporatura più esile presenta una o più macchie tra l' ottavo ed il tredicesimo raggio della pinna dorsale. Nell' acquario, nonostante l' esiguità di spazio, tutto procedeva bene anche se gli Scalari, che prima si riproducevano regolarmente, erano stati relegati nella parte superiore della vasca. Dopo qualche giorno i Topaze hanno cominciato i lavori di scavo, ma le piante presenti, Echinodorus, Aponogeton ed Anubias, non ne hanno risentito molto visto che fortunatamente i pesci si limitavano a scavare dietro le rocce sul fondo. Io ho dovuto solo liberare qualche foglia finita sotto la sabbia e spostare un Echinodorus che era davanti ad una buca tra due sassi, zona scelta per la costruzione del nido.

Trascorso qualche altro giorno la femmina ha indossato la livrea da riproduzione. La macchia sulla dorsale era ancora più luminescente, la metà anteriore della testa è diventata nera, come la gola ed il ventre, la parte inferiore dei fianchi ha assunto una colorazione ramata, sembrava così che avesse indossato una maschera (fenomeno comune ad altri Archocentrus ed ex Clchlasoma n.d.t.). Inoltre in entrambi i sessi la grande macchia nera al centro del corpo è nettamente visibile. Dopo tutti i lavori di terrazzamento del fondo la femmina si faceva vedere solo per venire a mangiare e così ho pensato che la deposizione fosse già avvenuta e che lei passasse il tempo a ventilare e sorvegliare le uova. Dal canto suo il maschio si limitava a tenere sotto controllo gli Scalari, ma senza terrorizzarli, tanto che si nutrivano regolarmente in superficie. Passati otto giorni la femmina è uscita dalla tana portando a spasso i piccoli che rimanevano in gruppo compatto davanti alle rocce che delimitavano l'entrata del nido.

Dopo qualche giorno i piccoli circolavano liberamente per tutta la vasca alla ricerca di cibo sorvegliati dalla madre e dal padre. Al minimo accenno di pericolo i genitori cominciavano un frenetico andirivieni che segnalava ai piccoli di appiattirsi immobili sul fondo. Dopo il primo momento di panico la femmina batteva in ritirata con tutto il branco mentre il maschio proteggeva il ritorno al nido. Gli avannotti hanno accettato da subito di nutrirsi con mangime in scaglie finemente sminuzzato e naupli di Artemia. Ad un mese, raggiunta la taglia di 1 cm li ho dovuti togliere perch é il loro territorio si era ingrandito ed ormai gli Scalari venivano perseguitati.

Spero che questo Archocentrus avrà tanto successo come i suoi congeneri A. sajica ed A. spinosissimum, lo merita perch é è un pesce senza grandi pretese, ma dal comportamento interessante.

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