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testo di Paolo Salvagiani e Flavio Gagliardi, foto di Giorgio Melandri

La scoperta di nuove specie di pesci è un avvenimento comune, che ogni anno arricchisce il numero totale delle già tante specie appartenenti a questa folta classe di vertebrati. In particolare sappiamo quanto la famiglia dei ciclidi con le sue caratteristiche contribuisca in modo sostanziale a tale fenomeno. I grandi laghi africani rappresentano in questo senso una vera e propria miniera di dati, come hanno recentemente testimoniato alcuni studi portati a termine sul lago Malawi (Bowers e Stauffer, 1993; Bowers e Stauffer, 1997). Oggetto di tali studi è stato il rinvenimento di alcune nuove specie del genere Melanochromis, che assieme ad altri 9 generi (Pseudotropheus, Labeotropheus, Cyatochromis, Petrotilapia, Cynotilapia, Labidochromis, Genyochromis, Gephyrochormis e Iodotropheus) compone il variopinto e multiforme mondo dei cosiddetti «mbuna». Tale termine fu impiegato per la prima volta da Fryer (1959) nel suo studio sull’ecologia e sull’evoluzione dei ciclidi del lago Malawi (Trewawas riporta come un sinonimo di «mbuna» il termine «chindongo») ed identifica dei pesci di piccola e media taglia , principalmente litofili, tutti endemici del Malawi e della porzione più alta del fiume Shiver, che possiedono 30-31 vertebre ed un numero ridotto di raggi della pinna dorsale ed anale. All’interno del genere Melanochromis Trewawas (1935) descriveva originariamente 5 specie: M. melanopterus (la specie modello del genere), M. vermivorus, M. labrosus, M. brevis e M. perspicax. Tuttavia una seconda e più accurata definizione la portò ad includere in questo genere due specie appartenenti al genere Pseudotropheus (P. johanni e P. auratus). Attualmente l’appartenenza al genere Melanochromis viene riconosciuta in base alla presenza di due caratteristiche bande longitudinali lungo i fianchi, sempre contraddistinte da un colore contrastante con quello del fondo (Trewawas, 1983), mentre la distinzione delle diverse specie all’interno del genere si basa sulla colorazione, sulle preferenze di habitat e comportamentali.


M. dialeptos maschio

M. dialeptos femmina

M. perileucos

M. cyaenorabdos


Al giorno d’oggi sono state descritte scientificamente 16 specie di Melanochromis (Ribbink et al., 1983; Daget et al., 1991; Bowers e Stauffer, 1993). L’ultimo lavoro di tassonomia concluso da Nancy Bowers e Jay Stauffer si è proposto di offrire una descrizione formale di alcuni Melanochromis e per far ciò si è basata su descrittori come la colorazione dell’adulto, i caratteri meristici esterni, i rapporti morfometrici e l’analisi della forma (abbiamo già pubblicato un articolo che spiega come tali descrittori vengono rilevati: Cruscanti e F. Gagliardi, 1997). Si tratta in realtà di pesci già osservati a livello hobbistico da Ad Konings nel suo voluminoso atlante dei pesci del lago Malawi, tuttavia tali descrizioni non hanno valore scientifico e quindi risultano poco efficaci per fini come un programma di salvaguardia.

La prima di queste specie è M. dialeptos (termine che sottolinea le ridotte dimensioni di questa specie), definito M. sp. «dwarf auratus» da Konings (1990), pesciolino con un pronunciato dimorfismo sessuale nelle colorazione, infatti il maschio presenta un colore di fondo grigio scuro/blu con due strisce longitudinali azzurre mentre la femmina è contraddistinta da un colore di fondo giallo chiaro con due strisce longitudinali nere e bianche che lo fanno assomigliare molto a M. auratus e M. simulans. Tuttavia si distingue dalla prima per la presenza di screziature nere sulla metà inferiore della pinna caudale, mentre dalla seconda perché i margini delle due bande longitudinali sono irregolari e per la mascella inferiore più corta. Questa specie vive presso le zone rocciose nella zona di Masinje (riva sud est) e sembra si nutra principalmente di «aufwuchs». Tra gli pseudonimi commerciali con i quali può essere già stata importata vanno ricordati M. loriae e .M sp.“east coast”.

La seconda nuova specie è M. cyaneorhabdos (nome che indica la presenza di due bande blu longitudinali), descritto da Ribbink et al. (1983) e da Konings (1990) come M. sp. «Maingano» è una specie con colorazione similissima al più noto M. johanni dalla quale può essere distinta con un’approfondita analisi del numero dei rastrelli branchiali. Da notare come tutte le femmine catturate per portare a termine questo studio mostrassero una livrea maschile; Konings (1990) riporta come tali «finti maschi» dopo alcuni anni in cattività perdano questa colorazione per diventare gialli. L’areale di distribuzione è compreso tra Mbako point e Mbembe point sull’isola di Likoma, tra piccole e medie rocce ad una profondità di 5-10 metri. Secondo Ribbink et al. (1983) si tratta di una specie principalmente zooplanctofaga che si nutre pure di invertebrati epibentici e nei cui stomaci sono state rinvenute pure modeste quantità di alghe filamentose (Cladophora e Calothrix).

La terza specie è M. elastodema (termine che fa riferimento alla striscia longitudinale interrotta), descritta da Ribbink et al. (1983) come M. sp. «red» e da Konings come M. sp. «chisumulu johanni»; riferimento fotografico: pag. 332 del libro di Ad Konings “Cichlids and all the other fishes of Lake Malawi” pubblicato nel 1990 dalla TFH. Si tratta di un ciclide riconoscibile grazie al fatto che la banda blu dorsolaterale è più corta del solito e quella mediolaterale è interrotta. Esiste una stretta somiglianza con M. perileucos, ma può essere agevolmente distinta poiché il peduncolo caudale è blu scuro o addirittura nero, mentre in M. perileucos è blu chiaro. Le femmine di M. elastodema sono praticamente indistinguibili da quelle di M. johanni e non mostrano mai ocelli sulla pinna anale. Questa specie era endemica dell’isola di Chisumulu, ma è stata introdotta a Mbadimba bay (isola di Likoma) vicino dell’impianto di stabulazione di un esportatore, a Nkhata bay ed a Thumbi West island (Konings, 1990; Ribbink et al., 1983). Anche questa specie è assidua frequentatrice di grandi rocce ad un profondità di 5-12 metri e si nutre principalmente di alghe filamentose (Ribbink et al., 1983, ).

La quarta specie descritta da Stauffer e Bowers è M. perileucos (nome indicante la colorazione bianca del margine esterno della pinna dorsale), descritto come M. «black-white johanni» da Ribbink et al. (1983). Anche in questa specie i maschi mostrano le due bande longitudinali, azzurre in questo caso, tipiche del genere Melanochromis. Il colore di fondo è blu scuro, la pinna dorsale dei maschi presenta due ocelli nelle porzione posteriore , mentre quella caudale è blu chiaro con raggi neri e margine esterno bianco. Le femmine sono di colore giallo pallido o bianco (caratteristica questa unica nel genere) con pinna dorsale nera, pinne pettorali grigio scure, pinna anale e pelviche grigie con margine bianco. Gli ocelli sulla pinna anale sono gialli. Anche questa specie era originariamente endemica dell’isola di Likoma, ma è stata poi introdotta nell’isola di Thumbi West ed a Otter point (Ribbink et al., 1983). Si tratta di un pesce rinvenuto in ambienti sabbiosi e zone rocciose, che si alimenta di alghe bentoniche e plancton (Ribbink et al., 1983). In considerazione del fatto che la banda longitudinale è spesso interrotta in M. perileucos l’unica specie con la quale può essere confusa è M. elastodema.

La quinta nuova specie scoperta è M. baliodigma (così denominata in riferimento alla sua colorazione a macchie) descritta come M. sp. «blotch» da Ribbink et al. (1983); riferimento fotografico a pagina 171 della seconda edizione del libro di Ad Konings “Malawi Cichlids in their natural habitat”. Può essere distinta grazie alla presenza di 7-9 barre marroni verticali sovrapposte alle classiche due bande longitudinali. Il colore di fondo nei maschi e nelle femmine è marrone , la pinna dorsale è giallo-bianca con raggi marroni, la caudale marrone con margine bianco, quella anale è marrone con margine più scuro e mostra 2-4 ocelli gialli sia nei maschi che nelle femmine (caratteristica che permette di distinguere questa specie da M. xanthodigma. Inoltre le barre verticali in M. baliodigma sono più strette di quelle di M. xanthodigma. M. baliodigma è endemico delle zone rocciose intorno a Mbembe island in ambiente di confine tra rocce e sabbia dove sembra si comporti come specie opportunista nutrendosi di piccoli pesci, uova di pesci gatto ed altro, come pesci intrappolati nelle reti da pesca.

M. xanthodigma (questo nome è in riferimento alla colorazione gialla) è la sesta specie descritta da Stauffer e Bowers denominata M. sp. «blotch» da Ribbink et al. (1983); Maschi e femmine di questa specie mostrano un colore di fondo marrone e giallo scuro, la pinna dorsale è gialla con raggi marroni, la caudale è marrone con margine giallo, la pinna anale è marrone gialla con 5-7 ocelli sia nei maschi che nelle femmine. Questa specie è stata osservata esclusivamente in zone rocciose sui 20 metri di profondità presso Masinje e sembra si tratti di una specie piuttosto onnivora.

La settima specie descritta è M. benetos (nome che fa riferimento al colore blu di questo pesce) denominata M. sp. «blu» da Ribbink e da Konings; foto a pagina 132 di “Malawi Cichlids in their natural habitat”, seconda edizione. I maschi di questa specie mostrano un colore di fondo blu-grigio e marrone, la pinna dorsale è blu-grigia orlata di arancio, quella caudale è blu con con bordi superiori ed inferiori grigio scuri mentre il bordo distale è arancio, la pinna anale è blu-grigia con 2-3 ocelli gialli. Le femmine sono molto simili ai maschi, ma il marrone di fondo è più chiaro con le due bande longitudinali (quella mediolaterale e quella dorsolaterale) interrotte e due o tre ocelli sulla pinna anale. Questa specie potrebbe essere confusa con M. lepidiadaptes, ma se ne distingue per un muso più allungato ed un numero maggiore di denti sulla fila più esterne della mandibola. La zona di rinvenimento di M. benetos è Mpanga rock, vicino Chilumba, anche se molti autori (Ribbink et al. 1983) la hanno osservata presso l’isola di Likoma. Si tratta di un pesce che predilige una dieta carnivora, che non disprezza qualsiasi altra fonte di cibo.

M. lepidiadaptes è l’ultima specie formalmente descritta dagli autori ed era precedentemente conosciuta come M. sp. «lepidophage» (nome che significa mangiatore di scaglie) (Ribbink et al. 1983; Konings, 1990); foto a pagina 170 della seconda edizione di “Malawi Cichlids in their natural habitat”. I maschi mostrano un colore di fondo blu chiaro con riflessi argentei, su cui si osservano le classiche due bande longitudinali grigie. Caratteristica assai distintiva è la presenza di una macchia scura sulla porzione più esterna del peduncolo caudale. La pinna dorsale è blu-grigia con margine bianco arancio e tre o quattro ocelli sia nei maschi che nelle femmine. La descrizione offerta da Stauffer è confrontabile con quella di Ribbink, ma non con la foto citata di Ad Konings. Una possibile spiegazione è che le due bande longitudinali scure scompaiano durante il periodo riproduttivo. Makanjila point è la zona dove questa specie è stata osservata, specialmente in acque poco profonde dove si nutre quasi esclusivamente delle scaglie di altri pesci!


Bibliografia:
Bowers, N.J. e J.R. Stauffer, 1993. New species of rock-dwelling cichlid from lake Malawi, Africa, with comments on Melanochromis vermivorus Trewawas. Copeia, 3, pp. 715-722.
Bowers, N.J. e J.R. Stauffer, 1997. Eight new species of rock-dwelling cichlids of the genus Melanochromis from Lake Malawi, Africa. Ichthyol. Explor. Freshwaters, Vol. 8, n. 1, pp. 49-70.
Cruscanti M. e F. Gagliardi, 1997. Cenni sulle metodiche tassonomiche in uso nei Teleostei, con riferimento particolare alla famiglia dei Ciclidi. Boll. Ass. Ital. Ciclid. (AIC), 1 : 18-23.
Dajet, J., J. Gosse , G. Teugels e D. van den Audenaerde, 1991. Check list of the freshwater fishes of Africa. Vol. 4 ISBN, Bruxelles, MRAC, Paris.
Fryer, G. 1959. The trophic interrelationships and ecology of some littoral communities in lake Nyasa. Proc. Zool. Soc. London, 133, 629-647.
Geerts M., 1997. Cichlidae 23-4: 93-94. NVC (Ass. ciclid. Paesi Bassi).
Konings A., 1990. Cichlids and all other fishes of lake Malawi. T.F.H. publications Inc., Neptune, N.J., U.S.A., 480 pp.
Ribbink, A. J., R. Marsh, A. Marsh, A. C. Ribbink e J. Sharp, 1983. A preliminary surveyof the cichlid fishes of the rocky habitats in Lake Malawi, Africa. S. Afr. J. Sci., 18: 149-310.
Trewawas, E., 1935. A synopsis of the cichlid fishes of lake Nyasa. Ann. Mag. Nat. Hist., Series 10. 16: 65-118.
Trewawas, E., 1983. Nouvel examen des genres et sous genres du complexe Pseudotropheus-Melanochromis du lac Malawi. Revue fr. Aquariol. 10: 97-106.

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